Una commedia capace di giocare ironicamente con gli stereotipi culturali
La prima data utile per questo evento è Gio 19 Novembre
MIO ZIO JENS
98 min | Grottesco | Norvegia, Romania
Norba Conversano
Biglietto ridotto €5,00
Biglietto ridotto €5,00
Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.
Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.
La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.
Regia
Brwa Vahabpour
Attori
Peiman Azizpour Hamza Agoshi Sarah Francesca Brænne Theresa Frostad Eggesbø. «continua Marte Germaine Christensen Eirik Hallert
Genere
Grottesco
Durata
98 min.
Nazione
Norvegia, Romania
Tipo
Film
Classificazione
Per Tutti
Trama
Akam, giovane di origine curda che lavora come insegnante di letteratura in una scuola di Oslo, riceve a sorpresa la visita di suo zio Khdr, apparentemente appena arrivato dal Kurdistan. Akam ha conosciuto lo zio solo da bambino e non ha alcun legame con la sua famiglia o la sua terra, ma non può fare a meno di ospitarlo nell'appartamento che condivide con un ragazzo e una ragazza norvegesi. L'ospite inatteso si mette subito a proprio agio e nonostante l'imbarazzo di Akam non mostra alcun segno di volersene andare. Diviso tra il senso del dovere e il bisogno di libertà, Akam comincia a sospettare che, in realtà, la visita di Khdr nasconda qualcosa.
Il film gioca ironicamente con gli stereotipi culturali, opponendo il tradizionalismo un po' grezzo dell'uomo mediorientale allo schizzinoso senso di superiorità dei norvegesi, «le persone con i capelli gialli» come le chiama Khdr.
Note
Con maggior complessità, il tema è lo stesso del film vincitore dell'ultima Palma d'oro di Cannes, Fjord di Cristian Mungiu, in cui a scontrarsi sono le identiche e al tempo stesso complementari inconciliabili rigidità di sistemi culturali, religiosi e comunitari opposti, come la fede integralista, da un lato, e l'integralismo dei diritti, dall'altro.
Mio zio Jens usa gli strumenti della commedia per entrare nelle contraddizioni della società contemporanea, laddove Mungiu osserva con stupore (e pure lui con un po' d'ironia) l'incomunicabilità fra mondi. In particolare, almeno nella prima parte, il regista e sceneggiatore Brwa Vahabpour, norvegese d'origine curda come il protagonista Akam, ricorre a situazioni da buddy movie e in generale alla presa in giro di particolarità un po' ridicole da parte di ogni cultura in ballo. Il burbero zio Khdr, ad esempio, è messo comicamente nello stesso spazio chiuso degli altezzosi e rigidi compagni d'alloggio del nipote, che pretendono rispetto, si occupano del lievito madre come di un figlio, predicano così a fondo la tolleranza da diventare intolleranti... L'ingenuità politicamente corretta dei bianchi (e biondi) è messa a confronto con lo sbrigativo pragmatismo dell'adulto mediorientale, con effetti dirompenti e insieme innocui.