Paola Randi affronta uno dei casi di femminicidio più strazianti del recente passato
SE DOMANI NON TORNO
107 min | Drammatico | Italia
Norba Conversano
Biglietto intero € 7,00, ridotto €5,50
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Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.
Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.
La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.
Regia
Paola Randi
Attori
Tommaso Allione Tecla Bossi Sabrina Martina Filippo Timi
Genere
Drammatico
Durata
107 min.
Nazione
Italia
Tipo
Film
Classificazione
Per Tutti
Trama
Gino Cecchettin è un padre vedovo con tre figli che accudisce con amore, in sostituzione della moglie: Elena, Giulia e Davide. La prima vive già fuori casa, la seconda sta per laurearsi in ingegneria biomedica, il terzo è ancora minorenne. La notte in cui Giulia non torna a casa senza avvisare, cosa non da lei, Gino comincia a preoccuparsi, soprattutto dopo che scopre che lei era in compagnia del ragazzo che aveva da poco lasciato. Tutto il paese veneto di Vigonovo, e poi anche la televisione nazionale, si mobilitano alla ricerca di Giulia, e in Gino e nei suoi famigliari cresce l'ansia per le sorti di quella ragazza di 22 anni solare e positiva, scomparsa alla vigilia di una laurea tanto attesa. Anche perché l'ex fidanzato era geloso, controllante, vittimista e ricattatorio, mentre Giulia, come dirà la sorella ai media, era una persona buona su cui i sensi di colpa facevano facile leva.
Con Se domani non torno Paola Randi, insieme alla cosceneggiatrice Lisa Nur Sultan, affronta uno dei casi di femminicidio (perché si chiama così) più strazianti del recente passato, e un vulnus nella coscienza del nostro Paese, partendo dal libro di Gino Cecchettin "Cara Giulia".
Note
E lo fa compiendo una scelta narrativa radicale: non partire da Giulia, che appare solo in qualche flashback, ma da suo padre e la sua famiglia, nonché dallo sbigottimento di fronte ad una perdita così terribile e in qualche misura annunciata (dal punto di vista del senno di poi). Il film si divide in tre parti di durate molto diverse, come se fossero i tre atti di una tragedia, e il più esteso e riuscito è senza dubbio il primo, che ricostruisce i giorni subito dopo la scomparsa di Giulia Cecchettin attraverso lo sguardo, i gesti quotidiani, la routine domestica spezzata e persino le piccole stereotipie di suo padre.
La regia di Randi è pudica e rigorosa, ma fa anche scelte cinematografiche intuitive e coraggiose, come immergere la storia nella scarnebbia padana che sale anche dal pavimento del salotto dei Cecchettin, indice di un'incapacità di vedere veramente di cui Gino si sente responsabile, e come tracciare gli spostamenti che hanno determinato la sorte di Giulia attraverso quelle strade regionali che attraversano campi e specchi d'acqua opachi come ferite (vulnus, appunto). Questa parte del film si conclude con il discorso che Elena Cecchettin ha fatto ai media e che termina con la frase "bruciate tutto", potentissima invocazione a liberarsi del brodo di incultura patriarcale in cui l'assassino di sua sorella ha trovato motivazione e autoassoluzione, quanto lo "Sputiamo su Hegel" di Carla Lonzi.