Una commedia capace di giocare ironicamente con gli stereotipi culturali

La prima data utile per questo evento è Gio 19 Novembre

MIO ZIO JENS

MIO ZIO JENS

98 min | Grottesco | Norvegia, Romania

Norba Conversano
Sala 1 19:00

Biglietto ridotto €5,00

Sala 1 21:30

Biglietto ridotto €5,00

Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.

Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.

La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.

  XXXV edizione Al Cinema per la Pace - 2026


Regia

Brwa Vahabpour

Attori

Peiman Azizpour Hamza Agoshi Sarah Francesca Brænne Theresa Frostad Eggesbø. «continua Marte Germaine Christensen Eirik Hallert

Genere

Grottesco

Durata

98 min.

Nazione

Norvegia, Romania

Tipo

Film

Classificazione

Per Tutti

Trama

Akam, giovane di origine curda che lavora come insegnante di letteratura in una scuola di Oslo, riceve a sorpresa la visita di suo zio Khdr, apparentemente appena arrivato dal Kurdistan. Akam ha conosciuto lo zio solo da bambino e non ha alcun legame con la sua famiglia o la sua terra, ma non può fare a meno di ospitarlo nell'appartamento che condivide con un ragazzo e una ragazza norvegesi. L'ospite inatteso si mette subito a proprio agio e nonostante l'imbarazzo di Akam non mostra alcun segno di volersene andare. Diviso tra il senso del dovere e il bisogno di libertà, Akam comincia a sospettare che, in realtà, la visita di Khdr nasconda qualcosa.

Il film gioca ironicamente con gli stereotipi culturali, opponendo il tradizionalismo un po' grezzo dell'uomo mediorientale allo schizzinoso senso di superiorità dei norvegesi, «le persone con i capelli gialli» come le chiama Khdr.

Note

Con maggior complessità, il tema è lo stesso del film vincitore dell'ultima Palma d'oro di Cannes, Fjord di Cristian Mungiu, in cui a scontrarsi sono le identiche e al tempo stesso complementari inconciliabili rigidità di sistemi culturali, religiosi e comunitari opposti, come la fede integralista, da un lato, e l'integralismo dei diritti, dall'altro.

Mio zio Jens usa gli strumenti della commedia per entrare nelle contraddizioni della società contemporanea, laddove Mungiu osserva con stupore (e pure lui con un po' d'ironia) l'incomunicabilità fra mondi. In particolare, almeno nella prima parte, il regista e sceneggiatore Brwa Vahabpour, norvegese d'origine curda come il protagonista Akam, ricorre a situazioni da buddy movie e in generale alla presa in giro di particolarità un po' ridicole da parte di ogni cultura in ballo. Il burbero zio Khdr, ad esempio, è messo comicamente nello stesso spazio chiuso degli altezzosi e rigidi compagni d'alloggio del nipote, che pretendono rispetto, si occupano del lievito madre come di un figlio, predicano così a fondo la tolleranza da diventare intolleranti... L'ingenuità politicamente corretta dei bianchi (e biondi) è messa a confronto con lo sbrigativo pragmatismo dell'adulto mediorientale, con effetti dirompenti e insieme innocui.


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